“Se il petrolio dovesse mantenersi ai livelli attuali per il resto dell’anno, il costo delle importazioni per l’Unione europea salirebbe a 500 miliardi di dollari, contro i 470 miliardi del 2011, stima Fatih Birol, capoeconomista dell’Agenzia interna-zionale per l’energia (Aie). Un altro centinaio di miliardi verrebbe speso per il gas, che la maggior parte dei <!–more–>

L’aumento del prezzo del petrolio ha avuto almeno un effetto positivo: ridurre il packaging. La diminuzione degli imballaggi delle confezioni dovrebbe avere un effetto positivo sull’ambiente, grazie alla riduzione del consumo di petrolio e dei rifiuti. Molti consumatori, se ne hanno la possibilità, tendono a scegliere imballaggi più semplici.

Il contenimento delle fuoriscite di petrolio è diventato purtroppo un argomento (tristemente) molto “in voga” e le soluzioni proposte per contenerle si moltiplicano giorno dopo giorno. Dopo avervi presentato la lana e pure un mostro marino, adesso andiamo a verificare le potenzialità dell’aria, grazie ad un team di ricercatori norvegesi.

Un gruppo di imprenditori di Biella ha ideato una soluzione innovativa per fronteggiare perdite di petrolio come quella nel golfo del Messico: asciugare il greggio usando la lana, che assorbe petrolio in quantità superiori a qualsiasi altro materiale, non inquina e può essere riutilizzata molte volte. Via Internazionale e The Economist.

Riportiamo di seguito l’articolo di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi Confartigianato, pubblicato su Quotidiano Energia il 9 maggio 2011. Si tratta di una interessante analisi del settore energetico alla luce di quanto avvenuto in questo primo scorcio di 2011: Libia, Giappone ed il pasticcio del 4° Conto Energia. “In questa prima parte del 2011 si stanno delineando fatti <!–more–>

Alle condizioni di temperatura e pressione presenti nelle profondità della terra si possono formare lunghi idrocarburi a partire da quello più semplice, il metano: il risultato è frutto di una nuova modellizzazione al computer descritta in un articolo apparso sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

Eni si prepara a festeggiare una maxi scoperta nel mare di Barents. Contro le attese, considerato che ormai quel pezzo di mare a Nord della Norvegia viene considerato dai più in esaurimento, il pozzo esplorativo di Skrugard, sul quale il Cane a sei zampe (30%) opera in consorzio con Statoil (50%) e Petoro (20%), ha <!–more–>



